L’operatore del gasdotto Nord Stream 2, rimasto a lungo in attesa di entrare in funzione e oggi sostanzialmente inutilizzato, ha avviato un’azione legale contro l’Unione europea per cercare di annullare una normativa storica che prevede la progressiva eliminazione delle importazioni di gas naturale russo.
Nord Stream 2 AG, società registrata in Svizzera e interamente controllata dal colosso energetico statale russo Gazprom, ha presentato il ricorso il 27 aprile. Il caso (T-264/26) è stato reso pubblico il 15 giugno attraverso un avviso pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
L’azienda chiede al Tribunale dell’Unione europea di annullare il Regolamento europeo 2026/261, adottato il 26 gennaio 2026, che introduce un divieto graduale ma permanente sulle importazioni di gas russo trasportato tramite gasdotto e di gas naturale liquefatto (GNL).
Qualora il tribunale non dovesse annullare integralmente il Regolamento, Nord Stream 2 AG chiede che vengano eliminate specifiche disposizioni che incidono sulle sue attività. La società sostiene che le nuove norme rendano di fatto inutilizzabile per fini commerciali il gasdotto multimiliardario, configurando un’espropriazione senza compensazione dei suoi beni.
Le principali argomentazioni del ricorso
Nel suo esposto, Nord Stream 2 AG presenta quattro principali contestazioni. Sostiene che il Regolamento viola i diritti di proprietà, privando la società della possibilità di utilizzare il gasdotto, che Nord Stream 2 sia discriminato rispetto ad altri operatori di infrastrutture per il trasporto del gas, che l’Unione avrebbe utilizzato una base giuridica errata e che il Regolamento violerebbe i principi di proporzionalità, libertà d’impresa e parità di trattamento, configurando inoltre un abuso di potere.
Secondo la società, la misura adottata con il Regolamento europeo avrebbe natura sostanzialmente sanzionatoria e avrebbe quindi dovuto seguire le procedure più rigide previste per le sanzioni, anziché un normale iter legislativo.
Il ricorso si inserisce in una più ampia strategia di opposizione legale portata avanti dalla società contro le norme energetiche europee che hanno ostacolato il progetto.
Il contesto di Nord Stream 2 e del suo operatore
Nord Stream 2 AG è stata creata appositamente per finanziare, costruire e gestire il gasdotto Nord Stream 2: due linee parallele lunghe 1.230 chilometri che attraversano il Mar Baltico collegando direttamente la Russia alla Germania.
Il progetto, completato nel 2021 con un costo stimato superiore ai 10 miliardi di euro, era stato progettato per raddoppiare la capacità della rotta Nord Stream originaria, consentendo il trasporto fino a 110 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno verso l’Europa, aggirando Paesi di transito tradizionali come l’Ucraina.
Il gasdotto è stato oggetto di controversie fin dall’inizio. I suoi critici, tra cui Stati Uniti, Ucraina, Polonia e Paesi baltici, sostenevano che avrebbe aumentato la pericolosa dipendenza europea dall’energia russa, indebolito la posizione strategica dell’Ucraina e ostacolato gli obiettivi dell’Unione europea sulla diversificazione energetica.
Nonostante queste preoccupazioni, la costruzione è proseguita fino all’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Successivamente la Germania ha sospeso la certificazione dell’infrastruttura e i gasdotti sono stati danneggiati da atti di sabotaggio nel settembre 2022. Nord Stream 2 non è mai entrato in esercizio commerciale.
La strategia REPowerEU e l’eliminazione del gas russo
Il Regolamento contestato rappresenta uno dei pilastri del piano REPowerEU dell’Unione europea, lanciato nel maggio 2022 in risposta diretta alla guerra in Ucraina. La strategia mira a ridurre rapidamente e infine eliminare la dipendenza del blocco dai combustibili fossili russi attraverso la diversificazione delle forniture, l’accelerazione delle energie rinnovabili, misure di efficienza energetica e acquisti congiunti di gas.
Dopo mesi di negoziati – durante i quali si sono opposti al provvedimento Paesi fortemente dipendenti dal gas russo come Slovacchia e Ungheria – l’Unione ha raggiunto un accordo politico alla fine del 2025 e ha adottato formalmente il regolamento nel gennaio 2026.
Le principali scadenze previste includono esenzioni transitorie per alcuni contratti già esistenti, un divieto totale sulle importazioni di GNL russo entro l’inizio del 2027 e un divieto completo sulle importazioni di gas russo tramite gasdotto entro il 30 settembre 2027.
Le nuove norme preparano inoltre il terreno per ulteriori misure sulle importazioni di petrolio russo e rafforzano il monitoraggio delle dipendenze energetiche.
Il contesto più ampio e i possibili effetti
L’azione legale arriva mentre diversi Stati membri dell’Unione europea, tra cui Ungheria e Slovacchia, continuano a contestare alcuni aspetti della strategia europea di eliminazione progressiva dell’energia russa. In passato, i ricorsi presentati da Nord Stream 2 AG contro le direttive europee sul mercato del gas hanno avuto in larga parte esito negativo.
Il caso sarà ora esaminato dal Tribunale dell’Unione europea con sede in Lussemburgo. I procedimenti di annullamento di questo tipo possono richiedere da uno a due anni o più, con la possibilità di un successivo ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Gli esperti legali sottolineano che l’Unione dispone di solide motivazioni legate alla sicurezza e alla politica estera, collegate alla guerra in Ucraina, elementi che potrebbero avere un peso significativo nella valutazione del tribunale.
Per Nord Stream 2 AG e Gazprom, il gasdotto rappresenta un asset bloccato, con poche prospettive realistiche di riattivazione nelle attuali condizioni geopolitiche. Per l’Unione europea, il regolamento costituisce invece un passo fondamentale verso l’indipendenza energetica e la riduzione delle risorse economiche che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico russo.
L’esito della causa potrebbe avere conseguenze non solo sui flussi residui di gas russo verso l’Europa, ma anche sul modo in cui l’Unione definirà future sanzioni e misure per la sicurezza energetica.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

